1.10.2009
Per il pubblico televisivo Jack Bauer è Kiefer Sutherland, e viceversa. Lui, personaggio controverso quanto affascinante, è il volto di “24”. La serie tv, giunta alla settima stagione (in onda ogni venerdì su FX alle ore 21), si confronta ancora con il terrorismo, i complotti, e una rivoluzione in un Paese africano. “24” sta anticipando la storia Usa.
Anni fa aveva ipotizzato un presidente afroamericano e ora in questa stagione un presidente è donna...
– Non penserà che io c’entri qualcosa? (ride). Abbiamo ipotizzato che avendo una percentuale alta di afroamericani nella popolazione prima o poi sarebbe dovuto accadere. E con il 52% di donne... è solo una questione di tempo.
In compenso Jack Bauer nell’era post Bush viene criticato per le torture.
– Se si guarda la serie si comprende che la tortura è utile per mostrare la drammaticità della situazione e quanto questa sia disperata. E comunque se andiamo a vedere bene, dalla prima stagione a oggi, tutti hanno dato le informazioni che dovevano dare... un record niente male (ride).
E qual è il responso del pubblico al comportamento di Jack Bauer?
– Come quello delle nostre elezioni, se si escludono le ultime, ovvero 48/52. Metà del pubblico grida “impiccalo! Impiccalo!” e metà “lascialo andare”. Sempre pensando che è una serie tv.
Del suo personaggio cosa le piace?
– Che sia apolitico. E per questa ragione è sostenuto, per un motivo o per l’altro, da democratici e repubblicani. Jack ha convissuto con il presidente che ha ideato Guantanamo e ora lavora per un presidente che dopo due mesi lo ha chiuso. E alla fine sono sempre qui (sorride).
E c’è qualcosa che pensa di avere imparato dal suo personaggio?
– Vivere con un personaggio per 7 stagioni significa viverlo in tutti i suoi cambiamenti. Se perde una persona cara o ha cattivi rapporti con la figlia tu devi tenerne conto.
Ma oggi Jack Bauer è diverso?
– In questa stagione qualcosa è cambiato. Ora ha bisogno di qualcosa per cui vivere.